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ragnatela&fiumedipietra

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cià Armandù

SEI ANDATO VIA ALL'IMPROVVISO...
  SUL  VOLTO QUEL TUO DOLCE SORRISO
 
SEI ANDATO VIA IN  SILENZIO
  CON  DISCREZIONE
SENZA  CLAMORE
DA
"GRAN SIGNORE"
 QUALE SEI STATO
ANCHE NELL'USCIRE DI SCENA
 NON HAI DISTURBATO
 
 
NELL'AMORE
CHE  HAI DATO E' IL SEGNO
CHE HAI TRACCIATO
 
ANZIANI,DONNE,UOMINI,GIOVANI,BAMBINI
SI SONO FERMATI STAMATTINA
INCREDULI...ATTONITI...IN SILENZIO
ABBIAMO SALUTATO
LA TUA
"PRESENZA"
 
 
 CAPODIMONTE 
 da  
STAMATTINA
SI ACCORGE DI AVER PERSO
 UNO DEI SUOI FIGLI PREDILETTI
 
IL  BOSCO,
   HA UN ALBERO IN PIU'.....
 ED UN FIORE IN MENO.....
 
SPERO DI INCONTRARTI 
 GIU' NEL GRANDE PRATO
 
 


 
 
 Arcobaleno
  Cuore rossoCIA'  ArmandùCuore rosso
 
 Sole
     paco&virgola
 
 
 


Decrescita

di Andrea Bertaglio

vivere la decrescita felice
La copertina del libro di Filippo Schillaci "Vivere la Decrescita, una felice esperienza di autoproduzione"
La Decrescita è un’idea? Anche. Ma, prima di essere ciò, è un fatto, una realtà interna alla vita quotidiana, a volte praticata da persone che, senza saperlo, hanno spontaneamente e semplicemente migliorato il proprio vivere quotidiano.

L’esperienza individuale di una di queste persone è divenuta oggi il filo conduttore di un libro in cui la narrazione del proprio percorso si affianca alla sua relazione con l’esterno, generando riflessioni il cui orizzonte si allarga spesso fino a coinvolgere la scala planetaria. Il libro delinea così il ritratto, visto da lontano ma non troppo, di un mondo frenetico, distruttivo e autodistruttivo (“il loro mondo”), e il diario a posteriori delle tappe di un’esperienza che può ben vedersi come il primo passo per il superamento di esso.

Tutto comincia nella primavera del 1996 quando Filippo Schillaci, tecnico informatico presso un ateneo romano, lascia il suo appartamento e va a vivere in campagna, in quei “1000 metri quadri di pianeta Terra” che sono ormai da anni la sua casa, la sua scuola di “contatto col mondo reale” e anche l’osservatorio che gli offre la giusta distanza da cui guardare “quel loro mondo” che da ogni parte lo circonda. Esteriormente non è altro che un “cambiar casa” ma diviene in breve tempo molto di più: diviene un cambiar vita, liberandone fette sempre più ampie dalla totale dipendenza dal mondo delle merci, e dunque dal denaro.

L’autore non abbandona del tutto la propria convenzionale attività retribuita ma vi affianca l’autoproduzione di beni di uso quotidiano; impara a coltivare un orto, a curare gli alberi da frutto, poi a raccogliere e usare l’acqua piovana, a costruire e riparare da sé semplici oggetti o anche parti della casa.

“È una sorta di diario di viaggio”, scrive nel Prologo, “ma anche una discussione sulla concreta possibilità per ognuno di migliorare il proprio stile di vita qui e adesso, senza impegnarsi necessariamente in «ardimentose» avventure alternative bensì semplicemente mutando la propria percezione di alcuni concetti chiave della vita di ogni giorno: benessere, divertimento, lavoro, tempo libero. E mutando di conseguenza le proprie scelte in ciascuno di tali campi”.

E’ un libro di esperienze, e per scriverle l’autore si è messo in viaggio: dall’Emilia, dove ha visitato una delle prime case passive italiane, alla Sicilia, dove ha visto e descritto le realizzazioni di un tecnico esperto in energia solare.

Dietro questa attenzione alle realizzazioni concrete, c’è la convinzione, mai esplicitamente proclamata ma sempre avvertibile nelle pagine del libro, che la Decrescita sia un pensiero positivo che miri a costruire, realizzare. E’ in funzione di questo spirito che chi sostiene la Decrescita opera le sue scelte: verso il più leggero, il più piccolo, il più duraturo, il più mite.

Ma ogni scelta implica il prendere le distanze da ciò che la nega, assumendo così a uno sguardo superficiale l’apparenza di un no, quell’apparenza su cui “stranamente” si concentra in maniera esclusiva l’attenzione dei critici. Questo è dunque un libro che enuncia dei sì: sì a un certo modo di produrre i beni, di usare il proprio tempo, sì a un’organizzazione sociale comunitaria e solidale, sì a certi modi di produrre e di risparmiare energia. Ma è, proprio per questo, un libro che enuncia anche i suoi conseguenziali no.

Ecco dunque che la scelta di vivere un rapporto diretto con il mondo reale implica il rifiuto di una società che rinchiude sempre di più l’individuo nel bozzolo di un immaginario alienante e mistificatorio, così come il desiderio di autodeterminazione produttiva implica il rifiuto dell’industrializzazione forzata di ogni attività e la conseguente concentrazione della produzione in strutture di grosse dimensioni prive di qualsiasi rapporto con le realtà locali.

Un intero capitolo (Cosa non autoprodurre) è dedicato ad un argomento su cui abitualmente si sorvola nonostante sia una delle maggiori cause di devastazione ambientale a livello mondiale: la carne, ovvero l’alimento per eccellenza della società della crescita. E comincia confutando un equivoco estremamente diffuso: che la cosa più importante nelle scelte alimentari sia mangiare cibo locale.

Il dispendio energetico legato alle “filiere” alimentari è dovuto in gran parte alla produzione, non al trasporto; l’alimento la cui produzione richiede le maggiori quantità di energia, provocando le maggiori devastazioni ambientali è proprio la carne. Un alimento, oltre tutto, di cui possiamo tranquillamente fare a meno senza dover per questo rinunciare ai piaceri della tavola.

Un’altra idea, questa volta esplicitamente sostenuta, è che un diverso modo di fare debba venir accompagnato da un diverso modo di essere, idea che emerge ripetutamente dalle pagine del libro a cui viene dedicato uno dei capitoli cruciali: Cosa non ri-produrre. C’è qualcosa che dobbiamo guardarci dal portare in valigia nel viaggio che ci conduce dal “loro mondo” al “nostro altro mondo possibile” ed è quel modo di essere nato per giustificare il fare della società della crescita.

E’ la cultura della separazione fra uomo e natura, la cultura del dominio del primo sulla seconda, in una parola l’antropocentrismo, di cui l’autore ripercorre la genesi attraverso un ideale viaggio nel tempo e ne prospetta il superamento, verso il recupero di una visione dell’uomo come parte armonica delle comunità viventi della Terra.

Solo in una società umana che ha rimosso dal suo immaginario il tumorale mito antropocentrico l’insieme di pratiche alternative e sostenibili che la Decrescita promuove può attecchire come una prassi naturale piuttosto che esser visto come un ripiego posticcio, una costrizione da attuare a denti stretti sotto la spinta del disastro ecologico globale.

 

http://www.terranauta.it/a1153/le_recensioni_di_terranauta/vivere_la_decrescita_una_felice_esperienza_di_autoproduzione.html

quello che abbiamo perso

 

Mi è capitato di leggere, in questo quarantennale del ‘68, alcuni racconti di persone che il ‘68 l’hanno vissuto.

A parte tutte le considerazioni personali che ne potrebbero conseguire, mi voglio sofferemare su una frase che ha colto la mia attenzione, ovvero l’inno: ”l’immaginazione al potere”/”l’utopia al potere”.

A livello immaginativo è un pugno nello stomaco, una dissociazione dal fortissimo potere evocativo in grado di associare, ma senza contraddirsi, due universi di senso inconciliabili: il potere e l’immaginazione, l’ideologia ugualitaristica e la gerarchia.

Credo che questa frase sia straordinaria, perchè rimanda a un’area che credo stiamo perdendo: la capacità di sognare.

Abbiamo abbandonato la capacità di sognare a scapito della capacità di desiderare. Riflettendo, i sogni di noi ragazzi d’oggi (me compreso) riguardano: la crescita professionale, una bella casa, magari una vita relazionale appagante; tutte cose raggiungibili, obiettivi, scopi, ma non sogni. Questi sono tutti desideri e poco altro.

Il sogno appartiene alla fantasia, a quell’attimo pensante in fronte a una finestra, alla fase infantile nel senso buono del termine, a quella capacità rara di immaginare il non esistente, capacità che implica la profusione di sforzi per cambiare la vita che stiamo vivendo.

Non voglio ripere frasi ormai già troppe volte dette nei post addietro, ma credo che la nostra parte desiderante abbia colonizzato la nostra area immaginativa, rendendoci un pò più attaccati a questo mondo di cose..

Vogli imparare a sognare. Ridatemi i sogni e sarò pronto a pagare con il desiderio, quella forza che mi spinge facendomi stringere forte il terreno.

da   http://ilvenditoredidubbi.wordpress.com/2008/03/16/quello-che-abbiamo-perso/

donne & ecovillaggi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Finalmente, dopo secoli vissuti nell'ombra alla ricerca di uno spicchio di sole, la Donna, oggi, più che mai ha l'opportunità di riprendersi uno spazio da tempo abbandonato come fu per le tradizioni matriarcali.
Oggi, in questo mondo di rapporti veloci e superficiali le Donne faticano a trovare una dimensione che sia in armonia con la loro bellezza ed unicità. Abbiamo perso la capacità di rapportarsi tra noi con la nostra energia femminile perché troppo sollecitate nel nostro maschile, e abbiamo creduto che l'unico modo di camminare in questo mondo era rinunciando al nostro potere femminile. Non sappiamo più chi siamo realmente e non abbiamo, tante volte, le conoscenze che ci permetterebbero di riappropriarci dei nostri Sogni.
Grazie a questo periodo di grande trasformazione il desiderio di un modo diverso di sognare la vita sta diventando realtà. Attraverso l'esperienza degli Ecovillaggi possiamo, Noi Figlie di Madre Terra, ricongiungerci alla nostra naturalezza intesa anche come vita e rispetto della Natura, delle sue leggi e dei suoi cicli.
Da diversi anni le più antiche conoscenze hanno riaperto le loro porte affinché tutte quante potessimo accedervi. In Capo a tutte vogliamo ricordare le pioniere quale l'archeologa Maria Gimbutas e la scrittrice Vicky Noble. Una di queste grande divulgatrice è anche Jamie Sams formata alla tradizione nativa del matriarcato, che ha saputo attraverso i suoi scritti trasmetterci insegnamenti che ci permettono,passo dopo passo, di riavvicinarci a chi realmente siamo.
Le Anziane ci insegnano che siamo Figlie della Madre Terra, che siamo le tenitrice del sogno personale, collettivo e planetario, che siamo le custodi della conoscenza. Sono proprio questi talenti che hanno portato milioni di donne ad essere schiacciate dai grandi poteri. Ma quel tempo è ormai finito e oggi molte donne sentono, nel proprio cuore, nel proprio corpo la chiamata del Risveglio e cercano di riappropriarsi dei loro talenti.
Quale scenario migliore di un ecovillaggio, forma di comunità in armonia con il rispetto dell'essere umano e della natura, per attuare questo risveglio?
Perché il ruolo delle Donne all'interno di un ecovillaggio può essere così significativo?
Proprio per i suoi talenti naturali. Le tradizioni matriarcali raccontano che nei tempi in cui le Donne si occupavano della gestione della comunità, nessuno sofffriva la fame o la sete, nessuno subiva violenze e nessuno era solo o abbandonato. E questo semplicemente perché la Donna è colei che nutre, che accoglie e che sa distribuire le ricchezze in modo equo e visionario.
Certo per giungere di nuovo a questo livello di bellezza ed armonia diventa essenziale che le Donne per prime, riportino equilibrio e saggezza nella propria vita, nel proprio essere.
Questa crescita del mondo femminile non può in nessun modo essere intesa a discapito del mondo maschile, bensì essere integrativa e sinergica: la crescita di una parte alimenta la crescita dell'altra parte, esiste una totale interconnessione fra l'una e l'altra, le forze si equilibrano totalmente. Allora andremmo verso un nuovo mondo dove il modo di comunicare e di rapportarsi gli uni con gli altri non si alimenterà più del "Potere Sopra" ma si nutrirà del "Potere Con". Rinascerà dunque la Legge della Co-Creazione.
All'interno dell'Associazione degli Ecovillaggi si sviluppa questo concetto attraverso gruppi di Donne che intendono mettersi in gioco camminando in Bellezza ed Armonia le Conoscenze, Donne che vogliono riscoprire qual è il vero significato di essere DONNE

http://www.ecovillage.it/arguments.php?idArgs=13

L'inno alla bici!

L'inno alla bici! Il decalogo per salvare il nostro pianeta dal traffico e dall'inquinamento,
riscoprendo il piacere di godersi la vita in sella ad una meravigliosa bicicletta!!!
 Un grazie speciale
 ai ragazzi di
 "Radici nel Cemento"
da tutti gli amanti delle pedalate in libertà!

http://www.radicinelcemento.it/home.htm

ultimo videoclip dei Radici nel Cemento vola vola vola sulla bicicletta

 

 

       
L'inno alla bici! Il decalogo per salvare il nostro pianeta dal traffico e dall'inquinamento,
riscoprendo il piacere di godersi la vita in sella ad una meravigliosa bicicletta!!!
 Un grazie speciale
 ai ragazzi di
 "Radici nel Cemento"
da tutti gli amanti delle pedalate in libertà!

http://www.radicinelcemento.it/home.htm

 

LA BICICLETTA
A. Bono

Bella e seducente, è solo mia
sempre più attraente non resisto e così sia
con quella sua linea essenziale ed  elegante
possederla è un'emozione intensa ed esaltante
da quando l'ho incontrata, non sono più lo stesso
la mia vita è migliorata,  non sono mai depresso
ogni santo giorno ho una gran voglia di saltare
con un balzo in sella e cominciare a pedalare, pedalare, pedalare...

con la sua meccanica semplice e perfetta
vola vola vola sulla bicicletta
con la bandierina lo specchietto e la trombetta
vola vola vola sulla bicicletta
se ne va a fare la spesa col triciclo la vecchietta
vola vola vola sulla bicicletta
con il campanello col cestino e la pompetta
vola vola vola sulla bicicletta

vola sopra il traffico vola sullo smog
risparmio la benzina mi diverto e faccio sport
questa è la mia droga e non ne  posso fare a meno
se il tragitto è lungo me la carico sul treno
macini kilometri e fatichi sempre poco
con un carrello al seguito puoi fare anche un trasloco
me la porto in casa vado su con l'ascensore
l'appendo alla parete e poi la lucido per ore

veleggio, pedalo senza fretta
plano e galleggio, sulla mia bicicletta!

secondo me è un gioiello di tecnica applicata
il genio dell'umanità sta in una pedalata
è il fiore all'occhiello dell'ingegneria
infallibile congegno ad orologeria
ce ne andiamo in piazza per il centro oppure al mare
lei mi porta al parco, a far la spesa a lavorare
col sorriso in faccia e con il vento tra i  capelli
sempre in giro insieme  e che momenti sono quelli
pedalare, pedalare, pedalare...

per un mondo più pulito questa è l'unica ricetta
vola vola vola sulla bicicletta
contro la cultura del consumo "usa e getta"
vola vola vola sulla bicicletta
se vuoi essere felice come un tempo  dammi retta
vola vola vola sulla bicicletta
puoi viaggiare in tondo oppure andare in linea retta
vola vola vola sulla bicicletta

vola sopra il traffico vola sullo stress
vola  sull'asfalto su sterrato o su pavé
fa bene allo spirito benissimo all'ambiente
non esiste mezzo di trasporto più efficiente
se incontro una salita e la storia si fa tesa
prima ancora che sia finita già pregusto la discesa
bando alla pigrizia, dico largo all'allegria
tutti in sella a pedalare in compagnia!

veleggio, pedalo senza fretta
plano e galleggio, sulla mia bicicletta!

velocipede che grande invenzione
con la bici noi faremo la rivoluzione
velocipede che grande  passione
 libera la mente il corpo e l'immaginazione
con la benedizione di santa graziella
santa tutelare di chi viaggia a pedivella
niente più benzina niente bollo da pagare
tanta pasta asciutta e poi trazione muscolare

velocipede che grande invenzione
sviluppa l'endorfina attiva la circolazione
velocipede che grande  passione
e non prendo più nè multa nè contravvenzione

VELOCIPEDES from Jonathan Fegan

 

VELOCIPEDES (FINAL) from Jonathan Fegan on Vimeo.

meglio in bici...... che a piedi

 

bici e musica

è il nome di giovane gruppo musicale londinese.
Sono tutti appassionati di bicicletta.
In attesa di un video e di un pezzo dedicato alla due ruote questo è il loro tributo.
Il loro
 bike love
   
 
 
 
 

 

VELOCITA' SILENZIOSA

Una bella bici che va
silenziosa velocità
sopra le distanze e le lontananze starà
una bella bici che va
silenziosa velocità
rotola la biglia e il giro d'Italia farà

una bici non si ama
si lubrifica, si modifica
una bici si declama
come una poesia per volare via


una bella bici che va
roteante fluidità
bici futurista, bici d'artista sarà
una bella bici che va
roteante fluidità
sagoma dinamica e geometrica avrà

una bici vuole fama
e chilometri e chilometri
una bici è una dama
falla vincere, falla ridere

una bella bici che va
pedalante mobilità
nel suo portapacchi quel che ci ficchi ci sta
una bella bici che va
pedalante mobilità
anima testarda di una coccarda vivrà

una bici la si ama
come l'ultima delle fantasie
c'è uno scatto che ti chiama
come il fischio che anno le frenesie
 
 
Paolo Conte
Tra le tante canzoni ha fatto anche questa, tratta dall'ultimo bel disco, Psiche, che è dedicata alla bici.

 
da
 
 
 
 
 

ricicletta fest

RICICLETTA FEST 2009 di Pitigliano

19-20-21 giugno

L'unica bici di cui hai bisogno probabilmente la possiedi già!!

Esplorazione ludica e creativa del riciclo della bicicletta attraverso workshops, gare, stands, proiezioni, presentazioni, testimonianze, e pazzie.

Vogliamo celebrare qualcosa che nessuno ha mai celebrato, vogliamo re-inventare la bicicletta e l'uso che se ne fa, al di fuori dei cliché del ciclismo sportivo o delle bici super accessoriate e costosissime.

Per la prima volta vogliamo celebrare le bici ritrovate in cantina, ammuffite in un angolo e dimenticate, che tornano a nuova vita per ritornare nelle strade del paese, a regalare ai bambini come ai grandi la gioia di condividere un po' di follia e giocare!

Vogliamo celebrare la capacità di recuperare e trasformare le cose, dove il senso è dato dall'uso che se ne fa e dal piacere di usarlo piuttosto che dal desiderio di comprare le cose e abbandonarle dopo poco tempo per comprarne ancora e poi ancora...

Vogliamo condividere con tutti quelli che vorranno il capovolgimento dell'ordine "normale" delle cose, utilizzando per le gare in bici le vecchie "Grazielle" pieghevoli, ammirare bici a due piani e altri ciclomostri, aiutare ognuno a recuperare un vecchio rottame e farlo diventare una meravigliosa, personalissima, unica RICICLETTA 

http://riciclettafest.altervista.org/index.html

 

“MANTRA E MEDITAZIONE” ONDA DI KIIRTAN

  ONDA  DI  KIIRTAN

           MANTRA  E  MEDITAZIONE”

 

           

                          LUNEDI 8 GIUGNO

                 Dalle ore 17,00 alle ore 21,00

 

          

          Anfiteatro  PARCO VIRGILIANO

 

                Tre ore di canti con il mantra

                 BABA NAM KEVALAM

               ballando la danza spirituale

                   LALITA MARMITA 

     concludendo con la meditazione collettiva

 

   

condurranno la manifestazione gli “ACARYA AVADHUTA”

                  dell’Associazione “ ANANDAMARGA “

                          (insegnanti di Yoga e Meditazione)

 

 

                   LA PARTECIPAZIONE E’ LIBERA E GRATUITA

 

                                   Per info tel : ILIO  3381066243

                www.ilioragucci.com              info@ilioragucci.com

 

 

                                      Manifestazione organizzata da :

                                                 STUDIO SHABDA

                                               Via IV novembre,60

                                                 Soccavo –Napoli

 

Il capitalismo, come ogni altro "ismo", funziona così, non c'è da meravigliarsi di nulla.

Le armi migliori per sconfiggerlo sono la Gioia, la Compassione, la Presenza...

 Se si incrementa la separatività non si fa altro che incrementare il potere di questi loschi figuri.

Non vi è nulla di più facile da controllare di una persona infelice che vive nella paura.

 Non vi è nulla di più incontrollabile di una persona felice che vive nell'Entusiasmo. (^__^)

 

BELL A BICI vita e viaggi in bicicletta Luigi Bairo

Viaggiare fuori dalle catene di montaggio del turismo organizzato dai tour operator e dalle agenzie? Con la bicicletta è possibile. Questo libro spiega tutto, ma proprio tutto, quello che c'è da sapere per chi vuole girare il mondo con questo sano ed economico mezzo: la scelta del mezzo, gli accessori, la sicurezza. La bicicletta come metafora per scoprire un modo nuovo di stare nel mondo e nella natura, imparando a cogliere quelle sfumature e quei particolari che richiedono tempo e silenzio per essere metabolizzati. Un manuale antistress per recuperare, attraverso un mezzo popolare, salute fisica e mentale.

ceMento La menzogna come collante sociale

CEMENTO


ceMENTO






portate>bicchiere/piatto&posate
 per chi vuole mangiare&bere,
non utilizziamo plastica x favore diffondete
 baci&abbracci PAZ









CEMENTO – La menzogna come collante sociale




una mostra di cyop&kaf

in collaborazione con: diego miedo, malov, eno, aria


6 Giugno 2009 da mezzogiorno a mezzanotte.


ambientazione sonora a cura di Bruciatown Fa-Mass featuring Soul Pirates





Ragnatela p.a.n.k.s. / pranzo conviviAle / area basket / fire performance



Proiezione del docufilm a cura di Insu^Tv “Una montagna di Balle”


Quarto (Na). ex macello, ex centro sociale, neodiscarica


servizio navetta dalla stazione della cumana di Quarto Officina.


In auto: uscita tangenziale Quarto-Monteruscello nord, seguire per Quarto, svoltare la primissima a destra.




SEGUI LA MAPPA


_____________________________________________


Tutto è partito da un luogo che conoscevamo bene. Lì vicino c’era l’unico centro sociale della zona, un macello comunale che dopo aver macellato una bella fetta di denaro pubblico era diventato ex ancor prima di avere prodotto una sola bistecca. Il centro sociale ha continuato le sue attività per un paio d’anni, poi, caso singolare ma tipico dei giorni nostri, non è stato sgombrato dalla polizia, è più semplicemente imploso. Ora è stato trasformato in un sito di raccolta dei rifiuti ingombranti attorno al quale gravitano decine di microdiscariche abusive.



Siamo a Quarto, Napoli. Più di cinquantamila abitanti. Lo scenario è quello tipico della maggior parte dell’hinterland: case alte non più di tre quattro piani e solo da poco trasformate, grazie alle leggine di Berlusconi I e II in – udite udite – sottotetti termici, sottospecie di baite di montagna, tanto che scherzando qualcuno oggi la chiama Quarto d’Ampezzo. E poi cos’altro: ferrovia e droga per evadere, negozi di abbigliamento, parrucchieri, bar, centri scommesse, e due centri commerciali. Il primo, Le Campane, a riguardarlo dopo aver visto quello nuovo l’Ipercoop – vero orgoglio della città – sembra una vecchia salumeria dell’angolo.



Ora, dovete sapere che per far arrivare la gente all’Ipercoop si dovevano costruire strade nuove. È chiaro, è giusto. Altrimenti i fondi europei a che servono? Già c’era un raccordo con la tangenziale che portava direttamente a Quarto senza passare per l’uscita di Pozzuoli-via Campana che l’ozono solo sa quanto traffico creava, ma per tutti gli anni Ottanta e Novanta è rimasto chiuso. Era completato, noi ci andavamo a giocare a pallone. Il campo poteva essere lungo quanto si voleva ed era bellissimo stendersi sulla strada deserta o guardare dall’alto dei suoi piloni. Era lì, bello e pronto e non veniva aperto. Perché offrire un servizio se nessuno ci guadagna niente? Qualche anno dopo la sua inaugurazione ci hanno piazzato accanto il centro commerciale. Questo fatto a noi sembra quel che si chiama Pianificazione. Chi dice che non se ne faccia a queste latitudini? E si pianifica solo se si ha un’idea di sviluppo. Alla base di quest’idea c’è l’assioma principe della modernità: Più tutto uguale Più felicità.



A noi quest’equazione, farebbe solo sorridere se non ne avessimo ogni giorno sotto gli occhi le tragiche conseguenze e se non vedessimo l’adesione quasi totale delle persone a questo modello di sviluppo. Così, andando a dipingere sotto le fondamenta di questo simbolo delirante, ci chiedevamo: cosa tiene ancora unita la società socialconsumisticocapitalista? Soprattutto alla luce del disastro dei rifiuti che ne riassumeva la follia.



Non ne siamo sicuri, ma ci è venuto in mente la menzogna. Si narra che tempo fa avessero le gambe corte. Ma oggi? Le bugie sono dei pilastri, e in quanto tali fatte di poderose colate di cemento. Ciò che viene compattato da questa gettata è, dunque, un’umanità frammentata e prossima all’evaporazione. Uomini-goccia, mare disperso scientificamente che sopravvive facendo finta. Finta di che? Di credere. Alle notizie, ai mass-media, alle celebrazioni auto narranti dei social network, alle statistiche, ai numeri, a Dio.



Non che giornali, tv, internet non dicano la verità. Diciamo solo che è grattugiata, sparsa qua e là, e si fa fatica a isolarla dal resto, così, nel caso dei cinici (o disincantati) si finisce col non credere più a nulla (tutte cazzate), e nel caso degli ingenui (o gli indifesi) col credere a tutto (l’ha detto la tv).



Quello che ci inquieta non è la bugia in sè, che – detto tra noi – può essere divertente e talvolta anche utile, “…dicci chi era che lo condanniamo a morte / e che ne so chi l’ha visto…”, ma l’indistinto nel quale queste bugie si vanno a inserire. L’adesione acritica a questo mentire generalizzato scambiato per il vero. La bugia non come altro piatto della bilancia, ma come misura che rende irrilevante il peso di ogni altra visione del mondo.





Ritornando a noi, vi invitiamo a venire a vedere, ancora meglio, a sentire, il lavoro che abbiamo realizzato negli ultimi tre anni in quel luogo, con il prezioso contributo di alcuni dei nostri più cari amici. Anche dipingere è finzione certo, ma come ha scritto qualcuno: “Solo la poesia non vive che di finzione. È una menzogna continua che ha tutti i caratteri della verità. Non esistono inganni, né fraintendimenti: affrontare un testo, un’opera d’arte, un film, significa accettare di credere all’esistenza di realtà inesistenti, accettare di cortocircuitare i campi semantici delle proprie parole, accettare di discutere i propri pregiudizi”.





La nostra finzione è anche un invito a non aderire alla nuova ideologia interplanetaria che si diffonde inesorabile al grido di: Bugie di tutto il mondo, uniteci! (cyop&kaf)

www.cyopekaf.org

www.pazzariello.splinder.com

www.napolimonitor.wordpress.com/cemento/

www.myspace.com/zoona69

www.insutv.it

www.myspace.com/bruciatown

critical mass roma

 

 

 

il cicloarrivo dei mitici pedalatori napoletani

 

foto di Davide

noi(CTO) semo stati a guardà...