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Cicloturisti OndivaghiAndare in bicicletta richiede solo ottimismo e sfrontato coraggio (dare le spalle alle automobili è un vero atto di fede affrontato dal nostro guerriero interiore). Matteo Guarnaccia |
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il mondo della bici.....ed oltre......
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cià ArmandùSEI ANDATO VIA ALL'IMPROVVISO...
SUL VOLTO QUEL TUO DOLCE SORRISO
SEI ANDATO VIA IN SILENZIO
CON DISCREZIONE
SENZA CLAMORE
DA
"GRAN SIGNORE"
QUALE SEI STATO
ANCHE NELL'USCIRE DI SCENA
NON HAI DISTURBATO
NELL'AMORE
CHE HAI DATO E' IL SEGNO
CHE HAI TRACCIATO
ANZIANI,DONNE,UOMINI,GIOVANI,BAMBINI SI SONO FERMATI STAMATTINA
INCREDULI...ATTONITI...IN SILENZIO
ABBIAMO SALUTATO
LA TUA
"PRESENZA"
CAPODIMONTE
da
STAMATTINA
SI ACCORGE DI AVER PERSO
UNO DEI SUOI FIGLI PREDILETTI
IL BOSCO,
HA UN ALBERO IN PIU'.....
ED UN FIORE IN MENO.....
SPERO DI INCONTRARTI
GIU' NEL GRANDE PRATO
paco&virgola Decrescitadi Andrea Bertaglio
![]() La copertina del libro di Filippo Schillaci "Vivere la Decrescita, una felice esperienza di autoproduzione" L’esperienza individuale di una di queste persone è divenuta oggi il filo conduttore di un libro in cui la narrazione del proprio percorso si affianca alla sua relazione con l’esterno, generando riflessioni il cui orizzonte si allarga spesso fino a coinvolgere la scala planetaria. Il libro delinea così il ritratto, visto da lontano ma non troppo, di un mondo frenetico, distruttivo e autodistruttivo (“il loro mondo”), e il diario a posteriori delle tappe di un’esperienza che può ben vedersi come il primo passo per il superamento di esso. Tutto comincia nella primavera del 1996 quando Filippo Schillaci, tecnico informatico presso un ateneo romano, lascia il suo appartamento e va a vivere in campagna, in quei “1000 metri quadri di pianeta Terra” che sono ormai da anni la sua casa, la sua scuola di “contatto col mondo reale” e anche l’osservatorio che gli offre la giusta distanza da cui guardare “quel loro mondo” che da ogni parte lo circonda. Esteriormente non è altro che un “cambiar casa” ma diviene in breve tempo molto di più: diviene un cambiar vita, liberandone fette sempre più ampie dalla totale dipendenza dal mondo delle merci, e dunque dal denaro. L’autore non abbandona del tutto la propria convenzionale attività retribuita ma vi affianca l’autoproduzione di beni di uso quotidiano; impara a coltivare un orto, a curare gli alberi da frutto, poi a raccogliere e usare l’acqua piovana, a costruire e riparare da sé semplici oggetti o anche parti della casa. “È una sorta di diario di viaggio”, scrive nel Prologo, “ma anche una discussione sulla concreta possibilità per ognuno di migliorare il proprio stile di vita qui e adesso, senza impegnarsi necessariamente in «ardimentose» avventure alternative bensì semplicemente mutando la propria percezione di alcuni concetti chiave della vita di ogni giorno: benessere, divertimento, lavoro, tempo libero. E mutando di conseguenza le proprie scelte in ciascuno di tali campi”. E’ un libro di esperienze, e per scriverle l’autore si è messo in viaggio: dall’Emilia, dove ha visitato una delle prime case passive italiane, alla Sicilia, dove ha visto e descritto le realizzazioni di un tecnico esperto in energia solare. Dietro questa attenzione alle realizzazioni concrete, c’è la convinzione, mai esplicitamente proclamata ma sempre avvertibile nelle pagine del libro, che la Decrescita sia un pensiero positivo che miri a costruire, realizzare. E’ in funzione di questo spirito che chi sostiene la Decrescita opera le sue scelte: verso il più leggero, il più piccolo, il più duraturo, il più mite. Ma ogni scelta implica il prendere le distanze da ciò che la nega, assumendo così a uno sguardo superficiale l’apparenza di un no, quell’apparenza su cui “stranamente” si concentra in maniera esclusiva l’attenzione dei critici. Questo è dunque un libro che enuncia dei sì: sì a un certo modo di produrre i beni, di usare il proprio tempo, sì a un’organizzazione sociale comunitaria e solidale, sì a certi modi di produrre e di risparmiare energia. Ma è, proprio per questo, un libro che enuncia anche i suoi conseguenziali no. Ecco dunque che la scelta di vivere un rapporto diretto con il mondo reale implica il rifiuto di una società che rinchiude sempre di più l’individuo nel bozzolo di un immaginario alienante e mistificatorio, così come il desiderio di autodeterminazione produttiva implica il rifiuto dell’industrializzazione forzata di ogni attività e la conseguente concentrazione della produzione in strutture di grosse dimensioni prive di qualsiasi rapporto con le realtà locali. Un intero capitolo (Cosa non autoprodurre) è dedicato ad un argomento su cui abitualmente si sorvola nonostante sia una delle maggiori cause di devastazione ambientale a livello mondiale: la carne, ovvero l’alimento per eccellenza della società della crescita. E comincia confutando un equivoco estremamente diffuso: che la cosa più importante nelle scelte alimentari sia mangiare cibo locale. Il dispendio energetico legato alle “filiere” alimentari è dovuto in gran parte alla produzione, non al trasporto; l’alimento la cui produzione richiede le maggiori quantità di energia, provocando le maggiori devastazioni ambientali è proprio la carne. Un alimento, oltre tutto, di cui possiamo tranquillamente fare a meno senza dover per questo rinunciare ai piaceri della tavola. Un’altra idea, questa volta esplicitamente sostenuta, è che un diverso modo di fare debba venir accompagnato da un diverso modo di essere, idea che emerge ripetutamente dalle pagine del libro a cui viene dedicato uno dei capitoli cruciali: Cosa non ri-produrre. C’è qualcosa che dobbiamo guardarci dal portare in valigia nel viaggio che ci conduce dal “loro mondo” al “nostro altro mondo possibile” ed è quel modo di essere nato per giustificare il fare della società della crescita. E’ la cultura della separazione fra uomo e natura, la cultura del dominio del primo sulla seconda, in una parola l’antropocentrismo, di cui l’autore ripercorre la genesi attraverso un ideale viaggio nel tempo e ne prospetta il superamento, verso il recupero di una visione dell’uomo come parte armonica delle comunità viventi della Terra. Solo in una società umana che ha rimosso dal suo immaginario il tumorale mito antropocentrico l’insieme di pratiche alternative e sostenibili che la Decrescita promuove può attecchire come una prassi naturale piuttosto che esser visto come un ripiego posticcio, una costrizione da attuare a denti stretti sotto la spinta del disastro ecologico globale.
quello che abbiamo persoMi è capitato di leggere, in questo quarantennale del ‘68, alcuni racconti di persone che il ‘68 l’hanno vissuto. A parte tutte le considerazioni personali che ne potrebbero conseguire, mi voglio sofferemare su una frase che ha colto la mia attenzione, ovvero l’inno: ”l’immaginazione al potere”/”l’utopia al potere”. A livello immaginativo è un pugno nello stomaco, una dissociazione dal fortissimo potere evocativo in grado di associare, ma senza contraddirsi, due universi di senso inconciliabili: il potere e l’immaginazione, l’ideologia ugualitaristica e la gerarchia. Credo che questa frase sia straordinaria, perchè rimanda a un’area che credo stiamo perdendo: la capacità di sognare. Abbiamo abbandonato la capacità di sognare a scapito della capacità di desiderare. Riflettendo, i sogni di noi ragazzi d’oggi (me compreso) riguardano: la crescita professionale, una bella casa, magari una vita relazionale appagante; tutte cose raggiungibili, obiettivi, scopi, ma non sogni. Questi sono tutti desideri e poco altro. Il sogno appartiene alla fantasia, a quell’attimo pensante in fronte a una finestra, alla fase infantile nel senso buono del termine, a quella capacità rara di immaginare il non esistente, capacità che implica la profusione di sforzi per cambiare la vita che stiamo vivendo. Non voglio ripere frasi ormai già troppe volte dette nei post addietro, ma credo che la nostra parte desiderante abbia colonizzato la nostra area immaginativa, rendendoci un pò più attaccati a questo mondo di cose.. Vogli imparare a sognare. Ridatemi i sogni e sarò pronto a pagare con il desiderio, quella forza che mi spinge facendomi stringere forte il terreno. da http://ilvenditoredidubbi.wordpress.com/2008/03/16/quello-che-abbiamo-perso/ donne & ecovillaggi
L'inno alla bici!L'inno alla bici! Il decalogo per salvare il nostro pianeta dal traffico e dall'inquinamento,
riscoprendo il piacere di godersi la vita in sella ad una meravigliosa bicicletta!!!
Un grazie speciale
ai ragazzi di
"Radici nel Cemento"
da tutti gli amanti delle pedalate in libertà!
bici e musicaè il nome di giovane gruppo musicale londinese.
Sono tutti appassionati di bicicletta.
In attesa di un video e di un pezzo dedicato alla due ruote questo è il loro tributo.
Il loro
VELOCITA' SILENZIOSA
Una bella bici che va silenziosa velocità sopra le distanze e le lontananze starà una bella bici che va silenziosa velocità rotola la biglia e il giro d'Italia farà una bici non si ama si lubrifica, si modifica una bici si declama come una poesia per volare via una bella bici che va roteante fluidità bici futurista, bici d'artista sarà una bella bici che va roteante fluidità sagoma dinamica e geometrica avrà una bici vuole fama e chilometri e chilometri una bici è una dama falla vincere, falla ridere una bella bici che va pedalante mobilità nel suo portapacchi quel che ci ficchi ci sta una bella bici che va pedalante mobilità anima testarda di una coccarda vivrà una bici la si ama come l'ultima delle fantasie c'è uno scatto che ti chiama come il fischio che anno le frenesie Paolo Conte
Tra le tante canzoni ha fatto anche questa, tratta dall'ultimo bel disco, Psiche, che è dedicata alla bici.
da
ricicletta festRICICLETTA FEST 2009 di Pitigliano 19-20-21 giugnoL'unica bici di cui hai bisogno probabilmente la possiedi già!!Esplorazione ludica e creativa del riciclo della bicicletta attraverso workshops, gare, stands, proiezioni, presentazioni, testimonianze, e pazzie. Vogliamo celebrare qualcosa che nessuno ha mai celebrato, vogliamo re-inventare la bicicletta e l'uso che se ne fa, al di fuori dei cliché del ciclismo sportivo o delle bici super accessoriate e costosissime. Per la prima volta vogliamo celebrare le bici ritrovate in cantina, ammuffite in un angolo e dimenticate, che tornano a nuova vita per ritornare nelle strade del paese, a regalare ai bambini come ai grandi la gioia di condividere un po' di follia e giocare!
Vogliamo celebrare la capacità di recuperare e trasformare le cose, dove il senso è dato dall'uso che se ne fa e dal piacere di usarlo piuttosto che dal desiderio di comprare le cose e abbandonarle dopo poco tempo per comprarne ancora e poi ancora... Vogliamo condividere con tutti quelli che vorranno il capovolgimento dell'ordine "normale" delle cose, utilizzando per le gare in bici le vecchie "Grazielle" pieghevoli, ammirare bici a due piani e altri ciclomostri, aiutare ognuno a recuperare un vecchio rottame e farlo diventare una meravigliosa, personalissima, unica RICICLETTA http://riciclettafest.altervista.org/index.html
“MANTRA E MEDITAZIONE” ONDA DI KIIRTANONDA DI KIIRTAN “MANTRA E MEDITAZIONE”
LUNEDI 8 GIUGNO Dalle ore 17,00 alle ore 21,00
Anfiteatro PARCO VIRGILIANO
Tre ore di canti con il mantra “BABA NAM KEVALAM” ballando la danza spirituale “ LALITA MARMITA “ concludendo con la meditazione collettiva
condurranno la manifestazione gli “ACARYA AVADHUTA” dell’Associazione “ ANANDAMARGA “ (insegnanti di Yoga e Meditazione)
LA PARTECIPAZIONE E’ LIBERA E GRATUITA
Per info tel : ILIO 3381066243 www.ilioragucci.com info@ilioragucci.com
Manifestazione organizzata da : STUDIO SHABDA Via IV novembre,60 Soccavo –Napoli
Il capitalismo, come ogni altro "ismo", funziona così, non c'è da meravigliarsi di nulla. Le armi migliori per sconfiggerlo sono la Gioia, la Compassione, la Presenza... Se si incrementa la separatività non si fa altro che incrementare il potere di questi loschi figuri. Non vi è nulla di più facile da controllare di una persona infelice che vive nella paura. Non vi è nulla di più incontrollabile di una persona felice che vive nell'Entusiasmo. (^__^)
BELL A BICI vita e viaggi in bicicletta Luigi BairoViaggiare fuori dalle catene di montaggio del turismo organizzato dai tour operator e dalle agenzie? Con la bicicletta è possibile. Questo libro spiega tutto, ma proprio tutto, quello che c'è da sapere per chi vuole girare il mondo con questo sano ed economico mezzo: la scelta del mezzo, gli accessori, la sicurezza. La bicicletta come metafora per scoprire un modo nuovo di stare nel mondo e nella natura, imparando a cogliere quelle sfumature e quei particolari che richiedono tempo e silenzio per essere metabolizzati. Un manuale antistress per recuperare, attraverso un mezzo popolare, salute fisica e mentale. ceMento La menzogna come collante sociale
portate>bicchiere/piatto&posate per chi vuole mangiare&bere,
non utilizziamo plastica x favore diffondete
baci&abbracci PAZ
CEMENTO – La menzogna come collante socialeuna mostra di cyop&kaf 6 Giugno 2009 da mezzogiorno a mezzanotte. ambientazione sonora a cura di Bruciatown Fa-Mass featuring Soul Pirates Quarto (Na). ex macello, ex centro sociale, neodiscarica servizio navetta dalla stazione della cumana di Quarto Officina. In auto: uscita tangenziale Quarto-Monteruscello nord, seguire per Quarto, svoltare la primissima a destra. _____________________________________________ Tutto è partito da un luogo che conoscevamo bene. Lì vicino c’era l’unico centro sociale della zona, un macello comunale che dopo aver macellato una bella fetta di denaro pubblico era diventato ex ancor prima di avere prodotto una sola bistecca. Il centro sociale ha continuato le sue attività per un paio d’anni, poi, caso singolare ma tipico dei giorni nostri, non è stato sgombrato dalla polizia, è più semplicemente imploso. Ora è stato trasformato in un sito di raccolta dei rifiuti ingombranti attorno al quale gravitano decine di microdiscariche abusive. |
agricoltura sinergica
autoproduzione
decrescita
ecovillaggi
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